Il termine liturgia si riferisce solitamente a quelle parole che accompagnano il momento in cui un’assemblea di cristiani si riunisce per adorare Dio. Ma non sono solo le parole a definire questo momento. Anche l’architettura, l’arte e la musica sono presenti in questo evento. Per questo motivo possiamo considerare anche l’architettura ecclesiastica, l’arte e la musica come liturgiche. Se pensassimo a questi aspetti del culto in modo diagrammatico, dovrebbero formare un diagramma di Venn in cui parole, architettura, musica e arte coincidono.
La mia esperienza nella Chiesa è quella di un protestante occidentale (Chiesa Unita in Australia) e di un artista di icone secondo le tradizioni della Chiesa Ortodossa Orientale.

Come studioso di liturgia, sono influenzato dal racconto della visione di Isaia:
Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio.
2 Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava.
3 Proclamavano l’uno all’altro: “Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti.
Tutta la terra è piena della sua gloria”.
4 Vibravano gli stipiti delle porte alla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempiva di fumo.
5 E dissi: “Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono
e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti”.
6 Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare.
7 Egli mi toccò la bocca e mi disse: “Ecco, questo ha toccato le tue labbra,
perciò è scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato”.
8 Poi io udii la voce del Signore che diceva: “Chi manderò e chi andrà per noi?”. E io risposi: “Eccomi, manda me!”.
(Isaia 6:1-8)
Qui il profeta si trova in un tempio celeste alla presenza di Dio, seduto sul trono, rivestito di gloria e circondato da angeli che cantano le lodi divine. Di fronte a questa santità divina, Isaia è consapevole della sua peccaminosità, ma viene purificato dal ministero degli angeli. Dio parla e chiede chi parlerà in suo nome sulla terra. Il profeta si offre per questa missione.
Questo è uno schema presente in molte tradizioni liturgiche della Chiesa. Il culto inizia con il raduno del popolo in un luogo santo e l’elevazione di lodi. Seguono la confessione e l’assoluzione, prima che le Scritture, la Parola di Dio, vengano lette e spiegate. In questo senso, il popolo viene nutrito prima dalla Parola, poi dal sacramento dell’Eucaristia, in cui risuona un’eco del canto degli angeli in Isaia 6:
Santo, santo, santo il Signore, Dio dell’universo. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nell’alto dei cieli.
La risposta a tutto questo è l’impegno del popolo a partecipare alla missione di Dio nel mondo. Ripartiamo perdonati, nutriti e benedetti.
Non tutti gli elementi liturgici condividono le stesse caratteristiche. Ad esempio, le parole e la musica nella liturgia hanno una componente temporale, a differenza dell’architettura e dell’arte. Le parole e la musica iniziano e finiscono in un periodo relativamente breve. Quando cessano, l’architettura e l’arte rimangono nello spazio, ad aspettare il ritorno dei fedeli.
Al nostro ritorno troviamo nell’architettura e nell’arte molti degli elementi della visione di Isaia. L’edificio è spazioso – alto, elevato e maestoso. Lo spazio offre una trasformazione acustica speciale per la musica. Nelle immagini, gli angeli circondano Cristo e i santi. L’assemblea dei fedeli si ritrova in un’anticipazione della visione del profeta, della sala del trono divino. Questo è forse più evidente nelle icone delle chiese ortodosse orientali, ma è vero anche in molte chiese occidentali, nelle loro vetrate colorate.
In un diagramma di Venn delle diverse lingue della liturgia, cosa possiamo aspettarci di trovare nello spazio formato dalle loro caratteristiche comuni? Ognuna è una costruzione umana che si dice ispirata dallo Spirito Santo. Ognuna è percepita dai sensi umani: tatto, vista, udito, gusto, olfatto. Ciascuna aspira ad avvicinare il divino alla nostra esperienza umana. Nella spiritualità celtica si parlerebbe di creare un “luogo sottile” tra cielo e terra. Queste lingue creative cercano di generare uno spazio numinoso, un luogo colmo di stupore e meraviglia.
Mi sento a disagio nell’analizzare la liturgia. È come una barzelletta: quando analizziamo l’umorismo, smettiamo di ridere. Quando ci troviamo a valutare la qualità di un atto di culto, rischiamo di chiuderci all’incontro con Dio.

Quando imparavo l’arte della vetrata a piombo, notai che, mentre prima guardavo il vetro nelle vetrate istoriate, da apprendista del mestiere cominciai a osservare il piombo. Invece di apprezzare l’arte dell’artista, mi trovavo a valutare la precisione del taglio del vetro e la saldatura del piombo.
Il musicologo Karl Haas consigliava ai suoi studenti di musica di assistere a un concerto due volte: una con la partitura in mano per studiare l’esecuzione, un’altra senza partitura per lasciarsi travolgere dalla musica. Questo consiglio mi incoraggia a credere che ci sia un posto anche per l’analisi del culto e per la valutazione della qualità dei diversi elementi della liturgia. Tuttavia, bisogna restare aperti alla potenza dello Spirito Santo, che elargisce la benedizione di Dio attraverso le nostre parole e i nostri canti imperfetti, la nostra architettura che invecchia e le immagini che sbiadiscono, e la nostra natura peccaminosa, che tende a giudicare ciò che solo Dio può giudicare.
In effetti, rischiamo di trasformare le nostre lingue liturgiche in oggetti di venerazione. Come turisti che restano ammirati davanti a una cattedrale gotica, incantati dall’ingegneria e dall’abilità degli artigiani, o spettatori che applaudono in piedi i musicisti per l’interpretazione di un celebre compositore, anche i fedeli possono finire per essere più affascinati dallo spazio e dal suono creati dall’ingegno umano, piuttosto che da Dio, a cui il culto è veramente destinato.
Costruttori e compositori sono stati consapevoli del problema: la loro arte e abilità, pensate per sostenere la liturgia, possono facilmente distrarre dal suo vero scopo – adorare Dio. È molto comune trovare incisa sulle prime pietre delle chiese la frase: “A gloria di Dio questa pietra fu posta da…”. Sui manoscritti musicali di musicisti come Händel e J.S. Bach si leggono le lettere SDG, abbreviazione di Soli Deo Gloria (alla gloria di Dio solo).
Nell’arte cristiana, il periodo iconoclasta può essere attribuito, in parte, proprio al problema dell’ammirazione degli oggetti umani che sostituisce la devozione al divino. Il vitello d’oro della storia dell’Esodo ne è l’emblema. Mosè spezzò le tavole di pietra con i comandamenti di Dio quando apprese che il popolo aveva fabbricato un’immagine per sostituire Dio.
Ma abbiamo comunque l’arte a sostegno della nostra liturgia, e possiamo tornare a San Giovanni Damasceno (morto il 4 dicembre 749) per ascoltare ancora come egli abbia difeso il ruolo delle icone nella vita della Chiesa:
Ho visto Dio in forma umana, e la mia anima è stata salvata… Nei tempi antichi Dio, che è senza forma e senza corpo, non poteva essere rappresentato. Ma ora, quando Dio è visto nella carne e conversa con gli uomini, io faccio l’immagine del Dio che vedo. Non adoro la materia; adoro il Creatore della materia, che si è fatto materia per amore mio, che ha voluto abitare nella materia; che ha realizzato la mia salvezza attraverso la materia.
È inevitabile che le nostre lingue liturgiche non riescano a offrire tutto ciò che serve per unirci a Dio. Una guglia gotica punta verso il cielo nella speranza che alziamo lo sguardo. La musica più bella non può nemmeno imitare i cori celesti. Persino il pane e il vino della santa Eucaristia non sono che un’anticipazione del banchetto celeste. Eppure, nel suo amore misericordioso per l’umanità, Dio, che è venuto e viene nel suo Figlio Gesù, per la potenza dello Spirito Santo, viene di nuovo a noi nelle liturgie della Chiesa.
Peter Blackwood – Tempo di Pasqua 2025

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